Premessa:
la settimana scorsa è stata una settimana durissima e stancante per vari motivi (tremila riunioni nelle scuole dei pargoli, insegnanti che creano scompiglio ecc..) , in primis la salute della peperina.
Papino ed io domenica scorsa eravamo distrutti, senza forze ma contenti di aver teminato il tour de force.
Il lunedì, si sa, è il giornaccio della settimana e, poichè papino ed io volevamo iniziare bene, abbiamo accolto con gioia la proposta di una cara amica:
“Perchè non venite al concerto di Noa? Ho due biglietti in più…”
Così, dopo secoli che non uscivamo la sera, abbiamo preso le bici e siamo andati ad ascoltare questa cantante che conoscevamo poco.
A teatro i concerti sono più belli, più intimi e le persone sul palco si vedono molto bene.
La voce particolare, melodiosa e dolcissima di Noa ci ha conquistati. Dal vivo è tutt’altra cosa. I musicisti che accompagnavano la cantante erano di una bravura strordinaria. Bello, bello tutto.
Bella la sua pancia di sei mesi che si muoveva sinuosamente quando danzava le sue canzoni che profumano della sua terra, Israele.
Bello il suo stare sul palco con semplicità, a piedi scalzi e con il sorriso che l’ha accompagnata per tutto il concerto.
Bella la sua gioia di vivere contagiosa.
Alla fine del concerto gli organizzatori le hanno portato un enorme mazzo di rose rosse gambo lungo.
Profumatissime e senza spine.
Sì, profumatissime e senza spine…
lo so perchè tre di quelle rose, Noa le ha regalate a me.